Dibattito "Le sfide del comune e le insorgenze euromediterrane" - VIDEO della serata
MARTEDI' 28 GIUGNO | all'interno del Festival delle culture antifasciste
20:30 Dibattito. "Le sfide del comune e le insorgenze euromediterrane".
Se si volge lo sguardo a quanto sta accadendo, dal punto di vista dei movimenti sociali, nello spazio euromediterraneo è possibile affermare che la dimensione transnazionale è ormai diventata l'ambito di affermazione politica delle lotte. Dalla Tunisia, all'Egitto, alla Spagna, alla Grecia, le insorgenze sembrano comunicare tra loro, oltre i confini dello Stato-nazione.
Lotte che pur nella loro contraddittorietà, forse, ci consentono di intravedere le forme istituzionali al di là della democrazia rappresentativa e probabilmente possono pure indicarci la strada da percorrere quando ci troviamo difronte il problema della ricomposizione dei conflitti, dell'organizzazione e della produzione del comune.
Ne parliamo con:
Giso Amendola, Università di Salerno – Uninomade.org
da Barcellona Francesco Salvini Pancho, Queen Mary University
VIDEO DELLA SERATA:
Introduzione: Loris
Intervento di Giso Amendola
Intervento di Pancho
Discussione 1 parte
Discussione 2 parte
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La traccia del dibattito:
Le esplosioni delle piazze spagnole, così improvvise e inaspettate proprio come le rivolte nord-africane, ci mettono di fronte alla possibilità di aprire il campo alle sperimentazioni dell'autogestione generalizzata; ci consentono di afferrare la democrazia come presa di parola collettiva, capace di usare la rete per rendere ancora più veloci e fluidi i processi di partecipazione.
Di fronte a queste innovazioni così forti perde corpo l'opzione politica di una ricomposizione intorno ad un unico segmento trainante come fu nel ciclo di movimento degli anni Sessanta e in parte dei Settanta. L'operaio di fabbrica rappresentava, infatti, il perno attorno a cui tutta una serie di lotte e conflitti hanno iniziato a ruotare: da quelle degli studenti alle lotte sociali sulla casa, dai trasporti e la sanità fino alle lotte territoriali nei quartieri.
Oggi che nelle metropoli globali in cui i flussi di merci sono una parte sempre più importante della produzione, oggi che la fabbrica taylorista con le decine di migliaia di operai è esplosa aprendosi allo spazio metropolitano e le sfumature tra lavoro e non lavoro diventano sempre più ambigue, quali sono gli spazi, i tempi, i terreni di un processo contemporaneo di ricomposizione dei diversi conflitti? Ricomposizione che è immediatamente produzione e organizzazione del comune.
Forse è tempo di immaginare dei nodi attorno a cui provare ad avviare questo processo dentro lo spazio metropolitano.
In Maghreb e in Spagna sicuramente uno di questi nodi è stata la rete, intesa sia come strumento di comunicazione che di organizzazione, come un modello di incontro, di fusione e di potenziamento delle lotte fatto di legami plurimi, differenziati e in continuo divenire.
E perché non fare tesoro anche delle indicazioni delle lotte dell'autunno appena trascorso che hanno visto gli studenti e il mondo della formazione, ma più in generale una generazione in lotta da Londra a Roma fino all'Austria e alla Francia?
Il tratto generazionale ha infatti caratterizzato le mobilitazioni dell'ultimo anno: la generazione senza futuro di tutta Europa si è messa in movimento e insieme a lei tantissimi precari di ogni età (precari nel lavoro e nella vita a causa della crisi) si sono mobilitati nella domanda di democrazia reale, in uno spazio complesso e fluido, ma sempre più potente, di ricomposizione.
Si apre per noi una sfida enorme, dove molte delle certezze si trasformano in interrogativi da interpellare con spirito aperto e dove esperimenti in divenire come quelli delle piazze iberiche se letti in profondità indicano delle piste estremamente feconde nelle lotte in preparazione e in quelle che verranno. A patto però che si prenda la giusta distanza dalle letture che piegano alla tattica delle primarie e del voto questi movimenti, proprio in un periodo storico come questo dove le lotte hanno aperto invece l'orizzonte stupendo della decisione comune nella democrazia diretta, andando ben oltre le macerie di quella rappresentativa.
Movimenti che si pongono sempre più all'altezza dei problemi reali, che si chiamano Bce o Fmi, puntando allo spazio transnazionale come luogo di affermazione politica.
La conquista dello spazio transnazionale è un'altra innovazione molto forte. Assistiamo a delle vere e proprie prove tecniche di abbattimento dei confini: i tunisini che sulla spinta della rivolta arrivano a Parigi lottano con i precari francesi per avere un luogo dove stare per organizzarsi; a Bologna gli erasmus avviano un percorso di “solidarietà” con le piazze spagnole, che poi si traduce in un esperimento partecipato da persone di tante provenienze; gli italiani che studiano o lavorano fuori dall'Italia partecipano attivamente alle mobilitazioni spagnole come a quelle francesi; la forma dell'accampamento si sposta da Il Cairo, a Madrid ad Atene. Tutti esempi che mostrano un' elevata capacità comunicativa delle lotte su un livello transnazionale.
Ci sembra che questi (la rete, la presa di parola diretta, la sfiducia totale nella rappresentanza e lo spazio transnazionale) siano alcuni degli elementi attorno ai quali pensare la costruzione delle istituzioni del comune, dove questo termine indica gli esperimenti in atto in tutto l'Euromediterraneo di autogoverno e in cui le forme di partecipazione e presa della decisione collettiva prendono delle strade fino ad ora sconosciute. Esperimenti che, forse, ci consentono di intravedere le forme istituzionali oltre la democrazia rappresentativa e probabilmente possono pure indicarci la strada da percorrere quando ci troviamo difronte il problema della ricomposizione delle lotte, dell'organizzazione e della produzione del comune.













