Nessuno ci rappresenta
Breve analisi dalla Spagna delle pratiche politiche nella rete, da Dario Lovaglio (Universidad Nomada)
È già stato detto molto sul movimento spagnolo, ma prima di definire alcune delle pratiche politiche degli “Indignados” – nome utilizzato maggiormente dai media internazionali –, credo sia utile fare una serie di premesse.
Ci troviamo a poche settimane dalle elezioni amministrative in una situazione che non solo colpisce quel famoso 20% della popolazione disoccupata1, ma che agisce anche attraverso la governance metropolitana, con casi di corruzione sparsi per la penisola e una sconfitta annunciata per la sinistra che ha governato assimilando i tratti caratteristici della destra, appoggiando, per esempio, le missioni militari, le politiche discriminatorie nei confronti dei migranti, la svendita del pubblico e il conseguente incentivo alla privatizzazione dei beni e dei servizi. Questo è lo scenario: aumento degli sfratti, licenziamenti negli ospedali, l’università mercantilizzata, il lavoro che non si trova, la precarietà e la povertà – due termini che sono quasi sinonimi ma dove il secondo è anche vittima di una crescente criminalizzazione – sempre più diffuse. Ancora più demoralizzante se consideriamo che fino a quel momento, a parte qualche eccezione locale, non esisteva nessun soggetto politico che proponesse delle alternative o che andasse direttamente contro le politiche neoliberiste regolate dalla violenza dei mercati finanziari e dalla gestione del debito.
Ci tengo a precisare questo aspetto per richiamare l’attenzione sul fatto che il 15M è il primo movimento esteso e radicato dentro lo stato spagnolo2, anche se naturalmente non bisogna dimenticarsi dell’articolazione dei diversi movimenti nazionali e locali che compongono il 15M. Si può definire questa eccezionalità sia a livello estensivo, rispetto a come il movimento sia stato in grado di costruire una soggettività politica autonoma anche al di là dei confini nazionali, sia intensivo rispetto alla velocità della diffusione e alla non riduzione al single issue3. Inoltre si caratterizza per l’innovatività nell’uso strategico e tattico dei nuovi mezzi di comunicazione, per l’introduzione e diffusione di elementi di novità anche sul piano del lessico e per la sua capacità di organizzazione, tutti elementi grazie ai quali il movimento è stato attraversato da una composizione ampia ed eterogenea capace di eccedere i partiti, i sindacati e i movimenti stessi. È un dato da non sottovalutare quello della forza ricompositiva nel comune della jaquerie: centripeta nella dimensione intensiva e centrifuga in quella estensiva.
Dalla rete ai movimenti
I movimenti che innervano le reti, infatti, sono stati i nuovi architetti dell’immaginario della moltitudine, emblematici in questo senso sono Anonymous e Wikileaks. Il primo, attraverso il lancio di contenuti audiovisuali, è riuscito a portare a termine delle campagne basate su attacchi diretti alle istituzioni pubbliche e private globali, costruendo un altro modo di stare insieme nello scenario inedito delle lotte dentro e contro la crisi. L’innovazione in questo caso è caratterizzata non tanto nell’apparire sulle copertine della stampa mainstream o nelle notizie dei telegiornali emulando un Robin Hood globale, ma nel proporre attraverso l’uso intensivo delle nuove tecnologie una temporalità distinta delle lotte e un nuovo modo dello stare assieme senza portavoci, sigle o bandiere. Un insegnamento portato sul piano pratico dalle piazze che per un mese hanno tentato di riprodurre quella continuità dell’occupazione permanente dello spazio imitando Piazza Tahir e, nel tempo, dalla continuità della partecipazione dalla rete alle piazze e viceversa. Il secondo invece per la richiesta di una democrazia più trasparente e più forte laddove le istituzioni tradizionali sono attraversate da una corruzione diffusa e da un distacco sempre più ampio del consenso tra governo e cittadinanza4.
La rete nello stato spagnolo è da tempo uno strumento di lotta usato principalmente dai movimenti che si battono da almeno tre anni sui temi del copyleft e del diritto d’autore, che hanno pressato per ottenere le dimissioni del Ministro della Cultura Molina e che poi hanno sostenuto una campagna per la libertà della rete contro le politiche repressive rispetto allo scambio dei contenuti promossa del suo successore Angelés Sinde. At last but not least la campagna #nolesvotes5 che, attraverso l’uso della rete a pochi mesi dalle elezioni amministrative del 2011, ha promosso una maggiore informazione rispetto ai programmi dei partiti, invitando le/gli ellettor* a scegliere il proprio voto al di fuori del sistema bipartitista. Ma soprattutto grazie al sostegno di una comunità hacker che ha costruito le possibilità per la diffusione e l’appropriazione della rete da parte dei movimenti: è infatti attraverso la rete che si è prodotto un enunciato politico. Con questo non si vuole attribuire alla rete delle proprietà radicali intrinseche, ma sottolineare come diventi immediatamente radicale quando le pratiche politiche sono costruite nelle discussioni dentro i forum o nelle reti sociali, ovvero quando rompe la solitudine per fare moltitudine6.
Dai movimenti alla rete
Dal 15M a oggi la situazione è cambiata con molta rapidità, possiamo attribuire buona parte di questa accelerazione a due fattori: all’alta scolarizzazione della maggior parte della popolazione mondiale, laddove la diffusione dei saperi e del lavoro cognitivo – retribuito e non – si fa sempre più estesa, e alla rottura di gran parte del cosiddetto digital divide che grazie alla estensione pervasiva delle TIC ha permesso lo scambio globale delle forme e dei contenuti delle lotte dentro e contro la crisi. La rivoluzione islandese ha in questo senso contribuito in maniera determinante nel creare il senso della partecipazione decisionale all’interno del movimento spagnolo, in particolare dentro Democracia Real Ya che ha promosso un programma simile rispetto ad esempio alla nazionalizzazione delle banche e attraverso un modello partecipativo dentro una propria rete sociale7. In Islanda, infatti, dopo essere riusciti con una mobilitazione diffusa a far dimettere il governo e a cancellare il debito contratto con i Paesi Bassi e l’Inghilterra grazie a un referendum, si è redatta in seguito una Costituzione utilizzando la rete come strumento partecipativo8.
A distanza di quattro mesi dall’esplosione spagnola, la rete continua a svolgere una funzione importante per l’organizzazione e il coordinamento di tutte le assemblee di quartiere e delle realtà che dalle piazze sono tornate nella loro dimensione territoriale9. Queste assemblee, talvolta ambivalenti, sono ancora la spina dorsale della partecipazione e del dibattito nei movimenti locali e nelle manifestazioni, tanto che lo spirito del 15M ancora vive nonostante l’abbandono delle piazze spagnole fino a superare i confini nazionali – basti pensare alla recente occupazione di Wall Street a New York –, assumendo la globalità della crisi e della rete come spazio dove agire il conflitto per il cambiamento radicale dello stato di cose presente.
Rivoluzione 2.0 10
Con o senza hashtag la parola rivoluzione ha infatti ritrovato nella crisi una nuova centralità, dove senza dubbio il Maghreb e il 15M hanno contribuito alla resurrezione della fenice bruciata tra le macerie del socialismo e dello stato.
Lo spettro delle soluzioni ipotizzate é vasto, molti insistono nel ritorno alla difesa del pubblico ipotizzando un nuovo welfare keynesiano, altri ammirano l’esempio islandese sognando un recupero della finanza per un nuovo impulso del libero mercato dentro lo stato con una base democratica più ampia. I limiti di queste due prospettive sono evidenti se non si creano le basi per nuovi meccanismi di partecipazione decisionale e nuove istituzioni capaci di implementare la gestione della ricchezza sociale. Con questo non bisogna intendere la costruzione di un più grande organismo politico che espanda lo stato a una nuova istituzione democratica a scala continentale, sogno probabile di una certa sinistra europea. La missione più dura per i movimenti sarà la costruzione di questo immaginario dove architettura e ingegneria economica e politica si compongano nella direzione di una nuova distribuzione della ricchezza comune. La rete può aiutarci in questa fase a mostrare la parresìa11 ma saranno le lotte a-venire dentro e fuori la rete ad anticiparne le forme.
Note
1 Una percentuale che non comprende i migranti senza documenti ed anche tutta la quantità di lavoro irregolare.
2 Uso il corsivo perché gli spagnoli stessi generalmente non riconoscono la Spagna come nazione, tantomeno lo spagnolo come lingua ufficiale, visto che quando il regime franchista era al potere le lingue autonome erano proibite. Infatti, quello che è generalmente conosciuto come spagnolo – le lingue ufficiali sono cinque – é ufficialmente riconosciuto dagli autoctoni come il castigliano. Questo elemento è molto marcato nelle comunità autonome della Catalogna, Paesi Baschi e Galizia.
3 Come sono stati ad esempio: No alla guerra, V de Vivienda, EXGAE, PAH, #nolesvotes, Indignados, Juventud sin Futuro, ecc.
4 Dato confermato dall’alta percentuale d’astensione e dei voti nulli nelle elezioni amministrative del 22 maggio 2011.
5 http://wiki.nolesvotes.org
6 M. Hardt, A. Negri; Commonwealth, 2009; trad.it. a c. d. A. Pandolfi, Comune. Oltre il privato e il pubblico, Rizzoli, Milano, 2010, p.178.
7 http://red.democraciarealya.es
8 http://www.government.is/constitution/
9 https://n-1.cc
10 Rivoluzione 2.0 é stato anche il nome di un incontro transnazionale tenuto a Rio de Janeiro il 24-25-26 di agosto 2011 dove le reti delle universitá nomadi brasiliana, spagnola e italiana hanno redatto un manifesto sullo stato dell’arte della crisi e di una sua possibile via di uscita.
11 M. Foucault, Discourse and Truth. The problematization of Parresia, 1985; trad. it. a c. d. A. Galeotti, Discorso e verità nella Grecia antica, Donzelli, Roma, 1996, p. 7.












