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Quindici giorni fa le culture antifasciste espresse da questa città hanno respinto con la loro mobilitazione l’ennesimo tentativo di aprire a Bologna una sede di CasaPound, una organizzazione politica che rivendica il passato e l’attualità del fascismo e della sua ideologia nazionalista, sessista e razzista. La mobilitazione creativa e collettiva di tanti e tante ha trovato eco nell’indignazione diffusa e costretto i provocatori a desistere dal loro intento.

Purtroppo il nostro invito a tentare la conquista di Marte non è stato accolto, e i nostri stolidi anti eroi vagheggiano un'improbabile rivincita, preferendo riciclarsi in esperti di energia nucleare: sabato 26 febbraio è infatti programmata una iniziativa di CasaPound sul tema del ritorno al nucleare presso la Sala del Baraccano, concessa dal Quartiere Santo Stefano.

Già nel 2009, il tentativo di organizzare una iniziativa revisionista in una sala dello stesso quartiere era stato resapinto e nel corso di quella mobilitazione durante un volantinaggio in quartiere, siamo stati aggrediti da militanti di Casa Pound e tre compagni sono stati denunciati e rinviati a giudizio proprio di recente.

Non inganni il tema apparentemente lontano dagli abituali terreni revisionisti e neofascisti di CasaPound: la battaglia per la riapertura delle centrali nucleari (peraltro chiuse in seguito a un referendum popolare che ha sedimentato le lotte ventennali contro l’uso del nucleare sia militare che civile) si iscrive in una retorica nazionalista, dal sapore autarchico, che si prefigge la “sovranità energetica” per l’Italia, per sganciarla dai legami con paesi quali Libia e Algeria, in un momento in cui le lotte popolari di questi e altri paesi produttori di petrolio mettono in crisi gli equilibri

neo-coloniali tanto cari alle destre e chiamano in causa le nostre complicità storiche e attuali nel sostenere regimi autoritari.

Con questa iniziativa CasaPound cerca di cavalcare, per legittimarsi in città, l’ondata nazionalista e la paura dell’invasione di stranieri sollevata da un governo isolato sulla scena internazionale e incapace, in nome degli interessi energetici nazionali (e privati), di condannare l’ “amico” Gheddafi per i bombardamenti sulle popolazioni libiche in lotta.

Diventa necessario riaffermare le molteplici culture antifasciste che costituiscono questa città: rifiutiamo l’ennesima provocazione di

CasaPound con le sue implicazioni razziste e patrittiche e invitiamo tutti e tutte al presidio antifascista di sabato 26 febbraio alle ore 14.00 davanti alla sede del Quartiere Santo Stefano (via Santo Stefano

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Riaffermiamo Bologna come città aperta e solidale, inserita in un mondo segnato dalla globalizzazione economica e all’interdipendenza delle lotte per i diritti globali che accomunano tutti/e al di qua e al di là del Mediterraneo.

Solo un paese capace di affrontare il suo passato razzista e coloniale e di respingere il tentativo di riattivarlo nel presente da parte di questi improbabili figuri, potrà sostenere il vento di libertà che soffia sul mediterraneo e farsene trasportare.

 

Antagonismogay

Associazione Antigone Emilia Romagna


AteneinRivolta Bologna


Atlantide


Bartleby


Circolo Anarchico C. Berneri

Circolo “Che Guevara” – Prc Navile

Circolo Metropolitano Panenka

Fabbrica di Nichi Bologna


Facciamo Breccia Bologna


Lazzaretto Autogestito

Mujeres Libres


Nodo Sociale Antifascista


Sa.Di.R.

Sinistra Critica Bologna

Spazio pubblico autogestito ExMercato 24









Tpo


Utopia


Vag61