FEBBRAIO 012

I mercoledì di Bartleby

Non c'è tempo per morire

         Settimana di aperture 
                 straordinarie

Workshop #Networkpolitics

      10 Dic -  ore 16:00
            @Bartleby

Workshop #Networkpolitics

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Gli usi della rete nelle lotte globali

@BartlebyBologna - 10 Dicembre, ore 16

Dal Chiapas 1994 passando per Seattle le lotte nella rete cominciano afferrando la rete per diffondere la protesta contro gli effetti devastanti delle politiche neoliberali, dalle lotte indigene per l’autonomia fino ai centri delle riunioni dei grandi.  Alcuni teorici della rete sostenevano e sostengono ancora la simmetria tra libertá digitale e libertá dallo sfruttamento tradotto nel feticismo del valore d’uso. Insomma la storia dei sostenitori della rete comincia con una mistificazione di fondo che consiste nel pensare che ci sia un capitalismo sostenibile e che siano le regole ad essere sbagliate. Un altro genere di romantici invece demonizzano la rete come il Grande Fratello che controllato dalle multinazionali della rete e delle politiche statali muovono capitale e profitti parallelamente allo spostamento dell’opinione pubblica attratta dai grandi poli.


 

Nessuno ci rappresenta

Breve analisi dalla Spagna delle pratiche politiche nella rete, da Dario Lovaglio (Universidad Nomada)

È già stato detto molto sul movimento spagnolo, ma prima di definire alcune delle pratiche politiche degli “Indignados” – nome utilizzato maggiormente dai media internazionali –, credo sia utile fare una serie di premesse.

Ci troviamo a poche settimane dalle elezioni amministrative in una situazione che non solo colpisce quel famoso 20% della popolazione disoccupata1, ma che agisce anche attraverso la governance metropolitana, con casi di corruzione sparsi per la penisola e una sconfitta annunciata per la sinistra che ha governato assimilando i tratti caratteristici della destra, appoggiando, per esempio, le missioni militari, le politiche discriminatorie nei confronti dei migranti, la svendita del pubblico e il conseguente incentivo alla privatizzazione dei beni e dei servizi. Questo è lo scenario: aumento degli sfratti, licenziamenti negli ospedali, l’università mercantilizzata, il lavoro che non si trova, la precarietà e la povertà – due termini che sono quasi sinonimi ma dove il secondo è anche vittima di una crescente criminalizzazione – sempre più diffuse. Ancora più demoralizzante se consideriamo che fino a quel momento, a parte qualche eccezione locale, non esisteva nessun soggetto politico che proponesse delle alternative o che andasse direttamente contro le politiche neoliberiste regolate dalla violenza dei mercati finanziari e dalla gestione del debito.

Can an algorithm be wrong? Twitter Trends, the specter of censorship, and our faith in the algorithms around us

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da http://culturedigitally.org

 

The interesting question is not whether Twitter is censoring its Trends list. The interesting question is, what do we think the Trends list is, what it represents and how it works, that we can presume to hold it accountable when we think it is “wrong?” What are these algorithms, and what do we want them to be?

Capitalismo macchinico e plusvalore di rete: note sull’economia politica della macchina di Turing

di MATTEO PASQUINELLI   (da uninomade.org)

 

Negli anni sessanta Gilbert Simondon notò come le macchine industriali fossero già relais informazionali, in quanto introducevano per la prima volta una biforcazione tra la sorgente di lavoro meccanico (l’energia naturale) e la sorgente di informazione (il lavoratore).
Nel 1963, descrivendo le nuove condizioni di lavoro alla fabbrica Olivetti di Ivrea, Romano Alquati coniò la nozione di informazione valorizzante come ponte concettuale tra il valore marxiano e la definizione cibernetica di informazione. Nel 1972, Gilles Deleuze e Felix Guattari inaugurarono la loro ontologia macchinica, cogliendo il momento in cui la cibernetica abbandonava la fabbrica per innervare l’intera società.

Attraverso questi attrezzi concettuali (sviluppati quasi mezzo secolo fa) si introduce la macchina di Turing come il modello più empirico tra quelli disponibili per studiare gli intestini del capitalismo cognitivo contemporaneo. In accordo con la definizione marxiana di macchina come mezzo perl’amplificazione di plusvalore, l’algoritmo della macchina di Turing è proposto come motore delle nuove forme di valorizzazione, misura del plusvalore di rete e ‘cristallo’ del conflitto sociale. La macchina informatica non è semplicemente una ‘macchina linguistica’ ma invero un nuovo relais tra informazione e metadati. Questa ulteriore biforcazione tecnologica apre in particolare a nuove forme di controllo biopolitico: una società dei metadati viene delineata come evoluzione di quella ‘società del controllo’ già descritta da Deleuze nel 1990 in relazione al ‘potere’ esercitato attraverso le banche dati.

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